Se avete già letto i nostri articoli sulla perdita di sostanza dentale e le sue cause e sulle conseguenze che può avere sulla salute della bocca, sapete che si tratta di un processo che merita attenzione precoce. La domanda che arriva quasi sempre a questo punto è: e adesso, cosa si può fare?
La risposta è cambiata molto negli ultimi anni.
In passato, le riabilitazioni dentali estese prevedevano spesso la preparazione aggressiva dei denti sani per realizzare corone o protesi. Un approccio efficace in molti casi, ma con un costo biologico elevato: per ripristinare i denti usurati, si sacrificava struttura naturale sana.
Oggi, grazie all’evoluzione dei materiali adesivi e delle tecniche restaurative, abbiamo a disposizione un percorso diverso — e spesso più rispettoso del dente.
Cos’è l’approccio additivo in odontoiatria?
L’odontoiatria additiva si basa su un principio semplice: ricostruire aggiungendo, non togliendo.
Invece di preparare (limare) i denti per adattarvi una corona o un intarsio, si utilizzano materiali compositi di nuova generazione che si legano direttamente alla struttura esistente. Il dente diventa il supporto della ricostruzione, non il sacrificio necessario per ottenerla.
Questo approccio è coerente con uno dei valori fondamentali del nostro lavoro allo Studio Bormida di Milano: la mini-invasività. Prima di rimuovere, verifichiamo sempre se sia davvero necessario.
Le tecniche additive sono indicate in particolare per chi presenta:
- usura dentale diffusa da bruxismo, erosione acida o abrasione meccanica
- riduzione della dimensione verticale (i denti sembrano “corti” o il sorriso è cambiato nel tempo)
- perdita di sostanza da attrito legata a una scorretta occlusione dentale
- necessità di proteggere i denti da ulteriori danni prima che la situazione si aggravi
Come si pianifica una riabilitazione additiva?
Una riabilitazione additiva non si improvvisa. Richiede un percorso diagnostico preciso, perché ricostruire i denti senza un equilibrio occlusale corretto significherebbe creare nuovi problemi invece di risolverne uno.
Il percorso che seguiamo nello Studio si articola in tre fasi.
Fase 1 — Analisi e progettazione
Prima ancora di toccare i denti, dedichiamo tempo alla comprensione del quadro clinico completo.
Valutiamo:
- il grado e il tipo di usura presente (erosiva, abrasiva, attritiva o combinata)
- la posizione mandibolare e la dimensione verticale di occlusione
- la funzione muscolare e l’articolazione temporo-mandibolare
- le aspettative estetiche e funzionali del paziente
In questa fase utilizziamo fotografie cliniche standardizzate, scansioni digitali dell’arcata, modelli studio e analisi occlusale. Non si tratta di burocrazia diagnostica: è la differenza tra una riabilitazione stabile nel tempo e una che si frattura o crea discomfort dopo pochi mesi.
Fase 2 — Prova funzionale
Prima di realizzare qualsiasi restauro definitivo, costruiamo una versione provvisoria del nuovo equilibrio. Questo può avvenire tramite:
- mock-up: una “prova” diretta in bocca che mostra al paziente la forma prevista dei denti restaurati
- restauri provvisori: ricostruzioni temporanee che permettono di verificare comfort, masticazione e risposta muscolare nel tempo reale
- rialzi occlusali temporanei: utilizzati quando è necessario modificare gradualmente la dimensione verticale
Questa fase non è accessoria. Il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi a un nuovo equilibrio masticatorio. Verificare prima significa intervenire in modo definitivo con molte più certezze.
Fase 3 — Riabilitazione definitiva
Solo quando la prova funzionale ha confermato la stabilità del nuovo assetto, procediamo con le ricostruzioni definitive. Le tecniche additive ci permettono di ripristinare le superfici masticatorie, i bordi incisali e la morfologia dentale nel suo complesso — rispettando la struttura residua, senza abraderla per far posto al materiale restaurativo.
Injection Technique: come funziona
La Injection Technique è una delle tecniche più precise disponibili oggi per le riabilitazioni additive in composito.
Il principio è semplice: invece di stratificare il materiale composito a mano, si realizza una mascherina su misura — costruita a partire dal progetto digitale del risultato finale — e si inietta il composito fluido attraverso piccoli accessi praticati nella mascherina stessa.
Il procedimento, passo per passo:
- Progettazione digitale o analogica della nuova anatomia dentale (wax-up o Digital Smile Design)
- Realizzazione di una mascherina trasparente (in silicone o materiale stampato in 3D)
- Applicazione dell’agente adesivo sulle superfici dentali
- Iniezione del composito fluido attraverso i canali della mascherina
- Fotopolimerizzazione (indurimento con luce LED)
- Rifinitura e lucidatura
I vantaggi principali di questa tecnica sono:
- precisione anatomica elevata: la forma finale è quella progettata, non quella che emerge dalla stratificazione manuale
- minima invasività: non si toccano le superfici sane del dente
- possibilità di ricostruire più elementi nella stessa seduta
- tempi clinici ridotti rispetto alle tecniche tradizionali di stratificazione
Index Technique: quando si usa
La Index Technique segue una logica simile ma con uno strumento diverso: un indice in silicone ricavato da un wax-up diagnostico.
Il wax-up è un modello fisico del progetto riabilitativo che riproduce la forma che si vuole ottenere in bocca.
Si chiama wax-up perchè una volta il progetto si faceva aggiungendo cera su un modello in gesso, oggi viene molto spesso fatto tutto in digitale e poi stampato il modello finale. Da questo modello si ricava per impronta l’indice in silicone, che diventa la guida del dentista durante la ricostruzione.
Il procedimento:
- Realizzazione del wax-up diagnostico sui modelli studio
- Impronta del wax-up per ricavare l’indice in silicone
- Utilizzo dell’indice in bocca come guida anatomica durante la stratificazione del composito
Questa tecnica consente di ottenere:
- riproducibilità del progetto terapeutico: ciò che è stato pianificato viene realizzato fedelmente
- controllo preciso della funzione occlusale
- risultati estetici naturali, perché la forma è stata progettata a monte, non improvvisata alla poltrona
La scelta tra Injection Technique e Index Technique dipende dal caso clinico, dal tipo e dall’entità dell’usura, dal numero di denti coinvolti e dalla valutazione del clinico. In molti casi si utilizzano in modo integrato nello stesso percorso di cura.
Perché le tecniche additive rispettano meglio la struttura del dente
Lo smalto dentale non si rigenera: ogni millimetro rimosso per una preparazione protesica è un millimetro perso definitivamente. Le tecniche additive invertono questa logica — si porta il restauro ad adattarsi al dente, non viceversa.
Il confronto con l’approccio protesico tradizionale, nei casi in cui entrambe le opzioni siano clinicamente percorribili, è significativo:
| Aspetto | Approccio protesico tradizionale | Approccio additivo |
|---|---|---|
| Tessuto rimosso | Significativo (1–2 mm per lato) | Minimo o nullo |
| Reversibilità | Bassa (il dente è già modificato) | Alta (il composito è rimovibile) |
| Costo biologico | Elevato | Ridotto |
| Possibilità di modifiche future | Limitate | Ampie |
| Indicazione principale | Danni strutturali estesi | Usura moderata o diffusa |
Questo non significa che corone o protesi siano soluzioni sbagliate — in molti casi sono la scelta corretta e necessaria. Significa che, quando le condizioni cliniche lo permettono, vale la pena esplorare prima le opzioni più conservative.
Quando è il momento di valutare una riabilitazione?
Le tecniche additive danno i risultati migliori quando si interviene prima che il danno diventi troppo esteso. Prima si intercetta l’usura, più ampia è la possibilità di gestirla in modo conservativo.
Alcuni segnali che possono indicare un’usura dentale in corso:
- denti che sembrano più corti rispetto a qualche anno fa
- sensibilità al freddo o al caldo difficile da spiegare
- bordi dei denti anteriori che si scheggiano con facilità
- tensione alla mascella o mal di testa al mattino (possibili indicatori di bruxismo)
- sensazione che la masticazione sia cambiata o meno efficiente
Se riconoscete uno o più di questi segnali, non è detto che sia necessario intervenire subito in modo esteso. Può però valere la pena capire cosa sta succedendo — e farlo prima che la situazione si complichi.
Domande frequenti
Le tecniche additive sono procedure che ripristinano la struttura dentale perduta aggiungendo materiale — solitamente composito adesivo — senza rimuovere tessuto sano. Si distinguono dalle tecniche sottrattive (come la preparazione per corone), che richiedono la riduzione del dente per ospitare il restauro.
Dipende dalla causa dell’usura — e la risposta è più articolata di quanto si pensi.
Se l’usura è di origine erosiva (reflusso gastrico, dieta acida), i compositi moderni si comportano spesso meglio dello smalto naturale: sono più resistenti agli attacchi acidi. In questi casi la ricostruzione è stabile nel tempo, a patto che la causa erosiva venga gestita.
Se l’usura è causata da forze eccessive — bruxismo, serramento, parafunzioni — il discorso cambia. Le stesse forze che hanno consumato i denti agiranno anche sui restauri. In questo caso, però, vogliamo che sia così: il restauro deve comportarsi come un fusibile.
È un cambio di paradigma rispetto all’odontoiatria tradizionale, che puntava a realizzare restauri “indistruttibili” — perni fusi, corone metalliche. Quei materiali non cedevano facilmente, ma quando cedeva qualcosa si rompeva ciò che non si può rifare: la radice, il dente, l’articolazione. Oggi il nostro obiettivo è diverso. Se c’è un problema, vogliamo che si rompa il restauro prima del dente. Il restauro si può rifare. Il dente no.
Un’analogia utile: è come cambiare le gomme di un’auto. Sì, si consumeranno di nuovo — ma nel frattempo l’auto funziona bene, e poi si cambieranno ancora. L’importante è proteggere ciò che non è sostituibile.
Questo significa che nei pazienti con parafunzioni importanti il piano di cura include quasi sempre anche strumenti di controllo delle forze — tipicamente un bite notturno — per allungare la vita dei restauri e, soprattutto, proteggere i denti sottostanti.
No. Si interviene esclusivamente sulle superfici esterne dei denti, senza alcuna rimozione di struttura. In molti casi non è nemmeno necessaria l’anestesia, anche se questo varia in base alla situazione clinica individuale.
Non in tutti i casi. Nelle situazioni di usura molto avanzata, o quando la struttura residua del dente non è sufficiente a supportare il composito, possono essere necessari approcci protesici più tradizionali. La valutazione è sempre individuale e richiede una diagnosi clinica accurata.
Il wax-up è un modello dei denti del paziente realizzato in digitale e poi stampato. Serve a visualizzare e pianificare la forma che si intende ottenere con la riabilitazione, prima di qualsiasi intervento in bocca. È il punto di partenza per la realizzazione dell’indice in silicone (Index Technique) o della mascherina (Injection Technique).
Entrambe utilizzano una guida per ricostruire i denti in modo preciso, ma con strumenti diversi. La Injection Technique si basa su una mascherina trasparente e composito iniettato in forma fluida. La Index Technique usa un indice in silicone come guida durante la stratificazione manuale del composito. La scelta dipende dal caso clinico e dalla valutazione dello specialista.
In conclusione
Se volete capire se le vostre condizioni sono compatibili con un approccio additivo, o semplicemente fare chiarezza su cosa sta succedendo ai vostri denti, siamo disponibili per una visita di approfondimento presso il nostro studio a Milano.
Non si tratta di convincervi a fare qualcosa: si tratta di avere le informazioni giuste per decidere con consapevolezza.